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Chicco Calleri è nato
a Siracusa nel 1962.
Inizialmente intraprende
studi di tipo scientifico. Nel 1987 abbandona la ricerca scientifica ed
inizia a dipingere. Si trasferisce a Milano ed intraprende l'attività
espositiva. Nel 1997, torna a Siracusa, dove attualmente vive e lavora,
ed organizza in modo più efficace il suo atelier.
ATTIVITA' ESPOSITIVA
1989
1993
2001
2005
2006
Partecipa alla collettiva
"Femme" a cura di Monica Chiovoloni - Galleria Bottega d'Arte, Roma
Partecipa alla collettiva
"Via Lucis" - a cura di Paolo Giansiracusa - ex Convento del Ritiro,
Siracusa
NOTE CRITICHE
Chicco Calleri non racconta mai ciò che vede, dipinge solo ciò che
pensa. Ciò che appare d'acqua o di roccia, ciò che emerge come cielo e
luce non è narrazione del visibile, ma impronta segreta di un'anima
inquieta.
L'indizio è dato dalla
stessa superficie cromatica mai distesa in maniera compiuta, ma sempre
frammentata, graffiata, maculata, sporcata da impronte agitate che
spasmodicamente stratificano e scavano, depositano e svelano. Certe
pareti di pietra proiettate sull'infinito appaiono come il promontorio
del mondo ma sono l'anima, il cuore, il palpito dell'artista che si
affaccia stupito sul mistero della visione cercando l'aria per volare,
la terra sicura per viaggiare e trovarsi, per indagare e scoprirsi
rivelandosi a sé stesso e agli altri. Anche quando dal fondo del colore
emergono figure umane la pennellata sintetica e dinamica non costruisce
entità identificabili ma presenza di luce, frammenti dell'anima. Il
colore non è compatto e coprente ma velato e leggero come ragnatela,
striato e pettinato come certi campi di grano maturo. Il gesto che
accompagna il pennello lascia col colore l'impronta del suo procedere.
Il risultato formale è talmente chiaro che si ha come l'impressione di
potere seguire l'azione creativa dell'artista in ogni dettaglio
esecutivo.
Con uguale intensità e
alla stessa maniera il suo metodo operativo si rivela nella tecnica del
pastello: la polvere del colore invade lo spazio iconico in leggeri
depositi. Basta un soffio perchè tutto si sparga nell'aria, è necessario
dunque che l'artista intervenga per bloccare le velature, per fissarle
al supporto. E' qui che il vapore del suo corpo, il suo stesso respiro,
il suo alito, il velo sottile di sudore delle dita, si fanno medium tra
la carta e il colore.
E' come se l'artista con
il suo stesso corpo entrasse nella trama dei segni, negli spazi
immaginari cercando profondità e materia, luce e trasparenza.
Chicco Calleri deposita le
impronte del corpo e scavando, plasmando la materia impalpabile, cerca i
sentieri dell'anima. Potrebbe dirsi che l'artista cerca l'uomo. La
scoperta è nello scenario ampio offerto dal colore, questo stesso colore
che ora è in mostra come sudario dell'intimo, come sogno sospeso tra il
cielo e il mare dell'infinito interiore.
Paolo Giansiracusa
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