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Il visibile tra attesa e annunciazione
Piero Roccasalvo, è arrivato il momento di tentare una catalogazione. La
tassidermia fenomenologica di un segno e di un agone pittorico che – in
quindici anni di scavo, indagine, gioco e sovrapposizioni, di incontri,
palestra e ricerca, di performance e anatomie, di atterramenti di gioia
e slanci di mestizia, di studi per…, visioni, d’après, sogni e
cancellazioni -, si è sviluppata metamorficamente, con predilezione
mono-maniacale, tutta attorno al corpo-ritratto: il corpo della pittura
e il corpo del pittore, un accanto, attesa e annunciazione insieme.
In questo senso, la mostra e la catalogazione non potevano appropriarsi
di titolo più consono che di quello di corpo a corpo, dove la a non
richiama solo uno scontro, ma indica soprattutto un accanto e uno
schianto amoroso; una nobile ed elegante prossimità corporea egizia, più
tattile che visiva (aptica, si direbbe), di quelle che, riunendo su un
ring o su un letto due amici, due agonisti o due amanti, danno al creato
del visibile una forma nuova di pura attesa e di annunciazione.
Dell’attesa in Roccasalvo dice bene, una volta per tutte, con
invidiabile leggerezza, Chicco Calleri, alludendo al tempo multiplo di
un’attesa amniotica, l’antica attesa per antonomasia; gioco e lavorio
insieme, di fuori e di dentro: tutta una cromoludoteca.
Certamente la galleria tassonomica della memoria significa e conserva
più di quanto questa mostra-catalogo sibillinamente non può, né vuole
non dire e non nascondere: stratificazioni e sedimentazioni anatomiche
in forma di ciotole, crateri, ventri, otri, maschere-ritratto africane,
un pugno di nervi, carcasse in eiaculazione, scheletri muscolosi,
potenti embrioni, splendide e orribili bocche rapprese in urlorrisi,
interni medievali e murali primitivi, figure, figure, figure… un
caleidoscopio carnal-figurale. Ancora. Ecco tutta la carne del mondo -
la percezione secondo la linea di fuga Merleau-Ponty-Foucault-Deleuze –,
quella che un uomo può su di sé e sa produrre e donare, proclamandosi
umoristicamente finanche pittore (strumenti e utensili in mano!), per
governare l’attesa dell’incidente sul supporto martoriato della
ragnatela e rendere visibile. Prendiamo atto, come dichiara a rigor di
metodo Ornella Fazzina, che non si dà storia che non sia una storia del
corpo; tutte le storie e le geografie comprese insieme in una storia del
corpo. Questo assioma ricorda un atletico Nietzsche in Ecce homo - Come
si diventa ciò che si è, laddove il filosofo riporta tutta la storia del
pensiero a una sintomatologia del corpo teso tra salute e malattia. Il
cogito cartesiano, per esempio, ridotto alla sua essenza: un’improvvisa
colica un mattino di settembre nel basso ventre del razionalista e
matematico francese.
E’ ovvio che la storia del corpo di cui parliamo noi è quella segnata
fortemente dallo scandalo del cristianesimo, che compie un’accelerazione
rivoluzionaria sull’antico impianto dell’ebraismo, introducendo il
diabolico e angelico concetto di carne sul volto di Dio, fino allora un
concetto senza carne. Un Dio nuovo questo, che - risolta la morte niente
meno che con la sua stessa morte (auto-crocifissione carnale) compiuta
in nome di tutto il suo nuovo popolo - ritorna emblematicamente dalla
carne morta in croce alla carne viva del mondo (resurrezione carnale). E
pensare che l’incipit della Genesi si presenta inconfutabilmente
anti-idolatrico: non ti farai alcuna immagine o scultura di me, sta
scritto. E giù di seguito, invece, per duemila anni il clamore
iconografico dietro questo diktat divino con la costruzione del più
grande e limofertile ventre di immagini dell’intera storia umana.
Infine e per non finire, il Novecento - ad un tempo il più laico e il
più fanatico dei secoli per credo in religioni rivelate - ha cercato in
ogni modo prima di martoriare e subito dopo di analizzare questo corpo
umano attraverso una serie di calibrate trasformazioni. I dottori si
sono sostituiti ai saggi del tempio e ai mercanti di cammelli. Le
multi-voci carnali dei souk si sono mutate nella voce mono-metallica dei
mass-media, scambiando lo spettacolo della croce sulla montagna del
Golgota con quello proveniente da un lettino, in un miserabile interno
di famiglia, tra le quattro pareti di una calotta cranica. Non c’è
niente da fare, siamo e saremo per sempre una società dello spettacolo
che suicida l’uomo. Per fortuna in Roccasalvo di tutta questa mediocrità
accattona della società della psicanalisi non v’è traccia, semmai
restano qua e là i segni di una parodia di questi tic e tilt umani. Il
suo canto della carne è antico e presocratico, siciliano e contadino,
innanzitutto canto di una bellezza – oscena sì, certamente! – mai
mondana rappresentazione dell’orrore e della disperazione. La vita in
questa pittura carnale si cristallizza in uno scambio continuo tra
organico e inorganico, laddove finisce il manichino e inizia l’uomo e
viceversa, laddove una ciotola ci osserva mentre un grembo sonnecchia,
portando dentro sogni e orizzonti nuovi, una fame nuova.
Resta infine da capire quale tipo di annunciazione promette Roccasalvo
in queste forme di attesa pittorica? Quale novella porta questo nunzio
pittorico, che trova la sua forma più elevata nel magnifico azzeramento
spaziale di una ciotola vuota - grembo-terra, Gea Mater, cratere, una
ciotola? -, dove una luce di saramaghiana memoria, dal Vangelo secondo
Gesù Cristo, non si spegne mai, nemmanco sottoterra, ora agghiacciando,
ora infuocando il meriggio di ogni carne? Certo è che la pittura di
Roccasalvo ha la grazia di non annunciare alcuna storia – pietà,
artisti, pietà! –, bensì di manifestarsi e auto-proclamarsi in quanto
semplice fatto pittorico. Nel frattempo, a noi non resta che aspettare
te, creatura nuova, attendere l’annuncio dei tuoi occhi nuovi, rilucenti
di altre terre, di altri luoghi, di altri tempi, di un altro dove.
Mauro Aprile Zanetti
NOTE
BIOGRAFICHE
Piero
Roccasalvo (Siracusa 1974). Consegue il diploma di Maturità d’Arte
Applicata, sezione Decorazione Pittorica, presso l’Istituto Statale
d’Arte di Siracusa. Studia pittura all’Accademia di Belle Arti di
Venezia con il Prof. Giancarlo Venuto e Luigi Viola. Insieme a Viola e a
Carlo Vedova realizza un progetto video dal titolo Abgrund. Nel 1994
entra a far parte del Gruppo Di Mille. Nel 1997 ottiene una borsa di
studio presso il Middlesex University Fine Art di Londra. Completa gli
studi accademici, specializzandosi sulla pittura di Francis Bacon con
una tesi dal titolo, Bacon il ritratto come autobiografia. Nell’anno
accademico 1999-2000 è docente di pittura e tecniche pittoriche
all’Accademia di Belle Arti Giotto di Modica.
Attualmente vive e lavora in Sicilia.
E’ dei primissimi anni Novanta l’incontro fondamentale per la
sperimentazione pittorica di Roccasalvo con il filmmaker e saggista
Mauro Aprile Zanetti. Il vivace e fervido sodalizio artistico, nato tra
i due artisti, si sviluppa per un intero quindicennio in un’intensa e
originale collaborazione di ricerca estetica, che produce una serie di
mostre, installazioni, performance e opere audiovisive. I
temi-ritornello di questo concatenamento artistico, che si snoda tra
pittura e scrittura, tra segno, poesia, teatro e cinema sono: l’attesa,
la maschera, il corpo, il ritratto e la metamorfosi.
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