Inaugurazione alla Galleria "QUADRIFOGLIO" Sabato 20 maggio 2006 alle ore 18.30
Mostra dal 20 maggio al 3 giugno 2006 - orario 10.00/13.00 - 17.00/20.00

 

 

 

~ Piero Roccasalvo ~
corpo a corpo

interverranno

Mauro Aprile Zanetti filmmaker
Ornella Fazzina critico d'arte

 


 

Il visibile tra attesa e annunciazione



Piero Roccasalvo, è arrivato il momento di tentare una catalogazione. La tassidermia fenomenologica di un segno e di un agone pittorico che – in quindici anni di scavo, indagine, gioco e sovrapposizioni, di incontri, palestra e ricerca, di performance e anatomie, di atterramenti di gioia e slanci di mestizia, di studi per…, visioni, d’après, sogni e cancellazioni -, si è sviluppata metamorficamente, con predilezione mono-maniacale, tutta attorno al corpo-ritratto: il corpo della pittura e il corpo del pittore, un accanto, attesa e annunciazione insieme.
In questo senso, la mostra e la catalogazione non potevano appropriarsi di titolo più consono che di quello di corpo a corpo, dove la a non richiama solo uno scontro, ma indica soprattutto un accanto e uno schianto amoroso; una nobile ed elegante prossimità corporea egizia, più tattile che visiva (aptica, si direbbe), di quelle che, riunendo su un ring o su un letto due amici, due agonisti o due amanti, danno al creato del visibile una forma nuova di pura attesa e di annunciazione. Dell’attesa in Roccasalvo dice bene, una volta per tutte, con invidiabile leggerezza, Chicco Calleri, alludendo al tempo multiplo di un’attesa amniotica, l’antica attesa per antonomasia; gioco e lavorio insieme, di fuori e di dentro: tutta una cromoludoteca.
Certamente la galleria tassonomica della memoria significa e conserva più di quanto questa mostra-catalogo sibillinamente non può, né vuole non dire e non nascondere: stratificazioni e sedimentazioni anatomiche in forma di ciotole, crateri, ventri, otri, maschere-ritratto africane, un pugno di nervi, carcasse in eiaculazione, scheletri muscolosi, potenti embrioni, splendide e orribili bocche rapprese in urlorrisi, interni medievali e murali primitivi, figure, figure, figure… un caleidoscopio carnal-figurale. Ancora. Ecco tutta la carne del mondo - la percezione secondo la linea di fuga Merleau-Ponty-Foucault-Deleuze –, quella che un uomo può su di sé e sa produrre e donare, proclamandosi umoristicamente finanche pittore (strumenti e utensili in mano!), per governare l’attesa dell’incidente sul supporto martoriato della ragnatela e rendere visibile. Prendiamo atto, come dichiara a rigor di metodo Ornella Fazzina, che non si dà storia che non sia una storia del corpo; tutte le storie e le geografie comprese insieme in una storia del corpo. Questo assioma ricorda un atletico Nietzsche in Ecce homo - Come si diventa ciò che si è, laddove il filosofo riporta tutta la storia del pensiero a una sintomatologia del corpo teso tra salute e malattia. Il cogito cartesiano, per esempio, ridotto alla sua essenza: un’improvvisa colica un mattino di settembre nel basso ventre del razionalista e matematico francese.
E’ ovvio che la storia del corpo di cui parliamo noi è quella segnata fortemente dallo scandalo del cristianesimo, che compie un’accelerazione rivoluzionaria sull’antico impianto dell’ebraismo, introducendo il diabolico e angelico concetto di carne sul volto di Dio, fino allora un concetto senza carne. Un Dio nuovo questo, che - risolta la morte niente meno che con la sua stessa morte (auto-crocifissione carnale) compiuta in nome di tutto il suo nuovo popolo - ritorna emblematicamente dalla carne morta in croce alla carne viva del mondo (resurrezione carnale). E pensare che l’incipit della Genesi si presenta inconfutabilmente anti-idolatrico: non ti farai alcuna immagine o scultura di me, sta scritto. E giù di seguito, invece, per duemila anni il clamore iconografico dietro questo diktat divino con la costruzione del più grande e limofertile ventre di immagini dell’intera storia umana.
Infine e per non finire, il Novecento - ad un tempo il più laico e il più fanatico dei secoli per credo in religioni rivelate - ha cercato in ogni modo prima di martoriare e subito dopo di analizzare questo corpo umano attraverso una serie di calibrate trasformazioni. I dottori si sono sostituiti ai saggi del tempio e ai mercanti di cammelli. Le multi-voci carnali dei souk si sono mutate nella voce mono-metallica dei mass-media, scambiando lo spettacolo della croce sulla montagna del Golgota con quello proveniente da un lettino, in un miserabile interno di famiglia, tra le quattro pareti di una calotta cranica. Non c’è niente da fare, siamo e saremo per sempre una società dello spettacolo che suicida l’uomo. Per fortuna in Roccasalvo di tutta questa mediocrità accattona della società della psicanalisi non v’è traccia, semmai restano qua e là i segni di una parodia di questi tic e tilt umani. Il suo canto della carne è antico e presocratico, siciliano e contadino, innanzitutto canto di una bellezza – oscena sì, certamente! – mai mondana rappresentazione dell’orrore e della disperazione. La vita in questa pittura carnale si cristallizza in uno scambio continuo tra organico e inorganico, laddove finisce il manichino e inizia l’uomo e viceversa, laddove una ciotola ci osserva mentre un grembo sonnecchia, portando dentro sogni e orizzonti nuovi, una fame nuova.
Resta infine da capire quale tipo di annunciazione promette Roccasalvo in queste forme di attesa pittorica? Quale novella porta questo nunzio pittorico, che trova la sua forma più elevata nel magnifico azzeramento spaziale di una ciotola vuota - grembo-terra, Gea Mater, cratere, una ciotola? -, dove una luce di saramaghiana memoria, dal Vangelo secondo Gesù Cristo, non si spegne mai, nemmanco sottoterra, ora agghiacciando, ora infuocando il meriggio di ogni carne? Certo è che la pittura di Roccasalvo ha la grazia di non annunciare alcuna storia – pietà, artisti, pietà! –, bensì di manifestarsi e auto-proclamarsi in quanto semplice fatto pittorico. Nel frattempo, a noi non resta che aspettare te, creatura nuova, attendere l’annuncio dei tuoi occhi nuovi, rilucenti di altre terre, di altri luoghi, di altri tempi, di un altro dove.
 

Mauro Aprile Zanetti

 

 

 

 

 

     NOTE BIOGRAFICHE

    Piero Roccasalvo (Siracusa 1974). Consegue il diploma di Maturità d’Arte Applicata, sezione Decorazione Pittorica, presso l’Istituto Statale d’Arte di Siracusa. Studia pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia con il Prof. Giancarlo Venuto e Luigi Viola. Insieme a Viola e a Carlo Vedova realizza un progetto video dal titolo Abgrund. Nel 1994 entra a far parte del Gruppo Di Mille. Nel 1997 ottiene una borsa di studio presso il Middlesex University Fine Art di Londra. Completa gli studi accademici, specializzandosi sulla pittura di Francis Bacon con una tesi dal titolo, Bacon il ritratto come autobiografia. Nell’anno accademico 1999-2000 è docente di pittura e tecniche pittoriche all’Accademia di Belle Arti Giotto di Modica.
Attualmente vive e lavora in Sicilia.

E’ dei primissimi anni Novanta l’incontro fondamentale per la sperimentazione pittorica di Roccasalvo con il filmmaker e saggista Mauro Aprile Zanetti. Il vivace e fervido sodalizio artistico, nato tra i due artisti, si sviluppa per un intero quindicennio in un’intensa e originale collaborazione di ricerca estetica, che produce una serie di mostre, installazioni, performance e opere audiovisive. I temi-ritornello di questo concatenamento artistico, che si snoda tra pittura e scrittura, tra segno, poesia, teatro e cinema sono: l’attesa, la maschera, il corpo, il ritratto e la metamorfosi.
 

 

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La Galleria La Galleria La Galleria La Galleria La Galleria
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La Galleria 1 - Attesa I 2 - Attesa II 3 - Corpo-attesa I 4 - Corpo-attesa II
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5 - Studio per ventre
e signora
6 - Corpo I 7 - Corpo II 8 - Manichino 9 - Manichini
910 911 912 913 914
10 - Stanza 11 - Conversazione 12 - Mal di Luna 13 - Studio per corpo 14 - Studio per corpo
915 916 917 918  
15 - Studio per Testa 16 - Studio per Testa 17 - Studio per Testa 18 Studio per ventre
e signora