|
Tutto è prossimo alla notte
dell'universo.
Corpi
lacerati, esplosi in mille brandelli tra le lamiere e le carcasse di
automobili in fiamme. Carne e sangue come schegge di fango mascherano
l'antica bellezza, sono i frantumi di un'armonia tradita, sono i relitti
della vita che non c'è più, i resti macabri di uomini che hanno perduto
i loro volti.
Volti scavati dall'alcool e dalla droga,
membra distrutte dal peso delle angherie, uomini soli in cerca di una
carezza, di un avanzo putrido pur di placare il bisogno. Vite inespresse
per la fame, per le epidemie, per le conseguenze della violenza.
Violenza e barbarie, odio e miseria, rancori e
contrasti si mischiano con ferocia coinvolgendo ogni affetto,
travolgendo ogni fede, calpestando ogni morale, cercando ovunque la
stessa vittima.
Vittima è sempre l'uomo da qualunque parte
stia. Prigionieri e aguzzini, violentatori e stuprati, spacciatori e
drogati, guerriglieri e uomini inermi sono accomunati dalla stessa
sorte, quelle luttuosa, definitiva, della morte.
Morte e polvere di morte negli altissimi
palazzi di vetro, nei villaggi del deserto, nei cieli e nei mari, nelle
piste d'asfalto e nelle oasi felici. Morte e lamento nelle piccole case
dei pastori, paura e sgomento nelle ville lussuose, pianto ed angoscia
nelle piazze di notte.
Notte senza sogni, notte senza amore, notte
senza speranza per il giorno che viene. Morte nei luoghi della
creatività e della poesia: solo rumore assordante, fragorosi scoppi che
annientano ogni esistenza. Tutto è prossimo alla notte dell'universo.
Questo è lo scenario in
cui si muovono Giovanni Blanco, Giuseppe Bombaci, Luigi Fatuzzo, Pietro
Marchese, Davide Tito. La loro pittura, la loro intuizione plastica, il
segno graffiante e la materia tormentata, sono un taccuino di viaggio
intorno all'uomo, ai suoi problemi nel tempo presente, al suo dramma
tessuto con le trame dell'intolleranza e dell'incomprensione. Nelle loro
opere un silenzio atroce avvolge i corpi di carne e si fa morsa che
soffoca il respiro delle creature appena germogliate. Il loro è un
racconto di vite recise, di contrasti feroci che sporcano l'orizzonte,
che dilaniano i cuori.
Argille plasmate con fare dinamico, colori macchiati dalla ruggine e dal
catrame, segni spezzati che trafiggono come lance di fuoco... questi
sono gli elementi che danno corpo al loro scenario creativo. Si tratta
certamente di un messaggio che trasmette inquietudine e sgomento, ma è
vero, è autentico, così come dovrebbe essere tutte le volte che fiorisce
il messaggio dell'arte.
Dell'ipocrisia, delle balordaggini, dei decorativismi, delle
improvvisate... d'altra parte non abbiamo alcun bisogno. Solo la verità
ci interessa poiché su di essa sono fondate le ragioni del passato e
quelle del divenire.
Paolo
Giansiracusa
|