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Se la pittura lascia il
campo della figurazione e penetra i luoghi dell'astrazione, l'espressione
si libera dai condizionamenti dell'immagine reale e vola leggera negli
spazi del sogno.
Come non ricordare in tal senso il viaggio artistico di Mondrian
proiettato verso l'estrema sintesi, al di là del visibile, nei luoghi in
cui ogni segno, ogni colore, ogni forma... non si dispongono per
riprodurre ciò che la mente già conosce ma per dare vita a nuove presenze.
Lo stesso metodo creativo è possibile rilevare nella pittura di
Lela Pupillo, una nuova pagina di colore fresco che naviga leggera sulle
nuvole della fantasia.
L'artista è giunta alla sintesi formale odierna dopo avere percorso
i vari stadi della navigazione figurativa, della rappresentazione basata
su strutturazioni cromatico-segniche, della interpretazione
espressionista.
Partita da un cromatismo acceso, spesso carico di effetti materici,
di rugosità e di increspature, la Pupillo si è liberata a poco a poco del
peso dell'immagine riconoscibile, del colore realista, del segno che
contorna presenze del mondo visibile, per approdare negli spazi di una
purezza formale ottenuta senza ripensamenti, convogliando, spesso in
un'unica pennellata, gesto e sintesi espressiva, colore e segno, volume e
materia.
Per giungere a tale espressione ha dovuto provare e riprovare
migliaia di volte; lo ha fatto utilizzando supporti di ogni tipo, piccoli
e grandi.
La sua pittura consiste nel depurare continuamente la visione,
nell'eliminare ciò che è superfluo. Il tutto per favorire il germoglio di
nuove presenze visive, di nuove creature colorate.
Il suo fare somiglia a quello dello scultore che toglie, toglie...
per portare alla luce ciò che si nasconde nelle viscere della materia.
La pittura invece è basata sull'aggiungere, sullo stratificare.
Lela Pupillo svela la struttura che si nasconde oltre le superfici
del mondo visibile; ecco perchè non dipinge strati che possono coprire
vite segrete, ma toglie veli di materia e di memoria che celano la verità
dell'esistenza.
Nelle opere più recenti la ricerca della purezza originaria si è
fatta ancor più intensa. Ciò va inquadrato nello spirito di indagine che
caratterizza il fare dell'umanità nuova in tutti gli ambiti della cultura
e della scienza. Il terzo millennio ha d'altra parte ricevuto dal secondo
il mandato di penetrare nelle profondità più segrete della vita e ciò
togliendo ogni velo di apparenza e puntando direttamente all'intimo.
Il tuffo nell'infinitamente piccolo e segreto è un viaggio che
porta a scoprire gli equilibrii che sorreggono ciò che è infinitamente
grande.
Ecco perchè certe macchie di colore appaiono come molecole
costitutive di strutture imponenti e di queste portano l'impronta
pittorica, la tessitura grafica, l'aspetto volumetrico.
Piccole macchie, disposte secondo un ordine mentale basato su
tessiture rigorose e su armonie compositive evidenti, appaiono ora come
microcellule di un mondo invisibile, ora come astri imponenti di
dimensioni inimmaginabili.
Anche la Terra ci sembra di poter riconoscere in questo racconto
pittorico di Lela Pupillo: la Terra ferita da tutte le guerre, dai soprusi
e dalle violenze sull'uomo. Questo è quanto ci sembra di vedere nelle
ultime grandi sfere dipinte, ora nel clima di preoccupazione e di paura
provocato dal dramma dell'Iraq.
Forse domani, nella tanto auspicata stagione nuova della pace e
della solidarietà, il nostro intelletto in queste stesse opere potrebbe
percepire dell'altro.
In questa poliedricità espressiva è d'altra parte il segreto del
messaggio universale dell'arte; si rimodula in ogni stagione offrendosi
come specchio per la visione dei problemi di tutti i tempi.
Parimenti dicasi per la scultura. Le piccole forme plastiche, sono
in realtà impronte scultoree di un mondo primordiale.
Nella loro sintesi volumetrica ricordano l'eleganza dei gusci delle
conchiglie, la purezza formale dell'uovo, i capricci strutturali di certe
lumache, l'aspetto bizzarro di alcune bacche.
Per comprendere a fondo l'equilibrio compositivo delle masse,
ognuno dovrebbe provare a tenere tra le mani questi frammenti d'infinito.
Ancora una volta, come per la pittura, ognuno trova ciò che cerca,
scopre ciò che già possiede nell'intimo.
Nel contatto diretto con le sculture ci sarà pertanto chi proverà
una forte sensazione di perfezione e di purezza e chi invece si fermerà al
volume cogliendone il capriccio plastico.
La verità comunque è altrove, oltre il visibile, oltre la materia
palpabile.
Paolo
Giansiracusa |