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Un' acquaforte di Guccione descrive con un segno unico, una linea
secca a elisse monca, un filo perfetto, l'arco della spiaggia di Cava d'Aliga.
Qualche altro tratto accenna ad altri riferimenti riconoscibili in un
paesaggio che è carissimo a Piero, caro al suo sguardo che vi ha cercato
e ricercato la profondità della luce sul mare, il confondersi dei
riverberi, del sole e dell'acqua, e lo scintillio sottile che confronta
ombre e luci fino ad assorbirle. [...] |
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Guccione pone
domande ardenti alla natura, e ne ha risposte che paiono silenziosi,
castissimi gesti liberatori. Le ombre sono messe in fuga, anche quando
l'ombra è catturata e cristallizzata nella sua cruda materialità sulla
carta - anche sulla tela. Resta il puro bagliore purgatoriale
dell'esistenza. Diresti sia impercettibile lo scorrere dello stilo di
Piero sopra la lastra, un bisturi affilatissimo, pennino di una grafia
lieve. Ma il peso delle cose non gli è estraneo, poiché di esse ne
riconosce persino la macerazione biologica - una ferita che la sua arte
non può non rimarginare. Mentre la luce vapora, e in essa restano tenui
i segni distintivi della vita, in mezzo alla nebbia di ogni certezza
conoscitiva e morale, al pittore non rimane che tenersi stretto ai suoi
poverissimi strumenti, alle polveri e alla cera dei pastelli, o alle
polveri fatte pasta dall'olio, allo stiletto che, sopra il foglio di
rame, ritrova la prima grammatica della vita e la rovescia nella vita
più vera, tinta di sentimento, conquistata sulla carta soffice e porosa.
Questa è l'arte, dice Rilke: "Du bist das Wunder in den Wüsten, / das
Ausgewarderten geschiet", il miracolo che raccoglie gli esiliati nel
deserto.
Enzo Siciliano |