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Inaugurazione alla Galleria "QUADRIFOGLIO" Sabato 13 ottobre 2001 alle ore
18.30 |
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~ GIUSEPPE
SCIACCA ~ |
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L'umore di Giuseppe Sciacca è vibratile. Alcuni suoi
bassorilievi, che paiono condotti a graffio di chiodo, tradiscono la mano
emotiva che è alla base del suo poetare un mondo di Susanne
desiderate; poetica che sembra adombrare drammi di antiche passioni. Anche
nei suoi straordinari disegni, a grafite e a mina di piombo, e nei dipinti
carichi di un colore commosso, le donne corrono, fuggono, vogliono andar
via dal luogo degli sguardi indiscreti che, inevitabilmente, è la
superficie di un'opera d'arte.
La poetica di Sciacca è consegnata al mistero di donne sole, o a gruppi, ancora
sospettose circa le intenzioni degli uomini, non disposte a dialogare con
loro, cerbiatte pronte a prendere la fuga, Angeliche ariostesche che di
selva in selva dal crudel s'involano.
Ma, come Angelica, potrebbero trasformarsi in amanti meravigliose al momento del giusto incontro. Le loro forme, piene e rotonde, ci consentono di individuare una età fertile, una naturale propensione alla maternità, che le rende in particolar modo desiderabili; e, del resto, i loro sguardi sono inquietanti, lievemente torbidi, quasi lanciassero messaggi con non taciuta malizia. E' un territorio di completa emotività, dunque, a permeare l'idea conduttrice della poetica di Sciacca. I fondi scuri, antro da cui le forme si manifestano, in chiarori spesso concessi a un senso acido della cromìa, ci dicono di un luogo profondo della psiche, inesplorato e amato perché non ancora affrontato, non ancora conosciuto; affascinante come le cose che per noi si vestono di mistero. Ecco, affermerei che le donne di Giuseppe Sciacca - nelle loro forme assolutamente non realistiche, e dalle acconciature monumentali, un pò da dama di epoche lontane - rappresentino davvero quell'incognita umorale da sempre consegnata, nell'immaginario collettivo, all'elemento femminile, e che egli tanto bene rende con la qualità del colore, come già sottolineato. Alcune volte sembra persino ribadirlo, con garbata ironia: quando, per esempio, pone sulle loro teste forme giganti di grillo. Quei grilli per la testa che un tempo venivano riferiti a caratteri mobili, imprevedibili, capricciosi, di sicuro smaglianti. Arnaldo Romani Brizzi |
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