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I pittori nominati da Cucè
Delle mostre di pittura, Mario Cucè scrisse che ricordava volentieri le personali di Sergio Vacchi, Renzo Vespignani, Ernesto Treccani, Giovanni Cappelli, Alberto Sughi, Mario Schifano, Franco Sarnari, Piero Guccione e Sonia Alvarez. La frase sta sulla pagina «La Storia». È un ricordo, non un catalogo, e arriva dopo che lui aveva già parlato di centinaia di mostre allestite.
Personale vuol dire una mostra a un nome. Volentieri vuol dire che questi nove li scelse di citare. Non vuol dire che fossero gli unici, né che le tele siano descritte, né che siano ancora in Via SS. Coronati, 13. Di ogni nome la pagina dà il nome. Il quadro non c'è.
Chi dorme in Calabria e legge Schifano o Guccione come un motivo per il traghetto deve fermarsi a questa mancanza. Il collegamento da Villa San Giovanni o da Reggio verso Messina si verifica quel giorno. Se in sala ci sia qualcosa, si chiede al contatto, non all'elenco.
Nove nomi, una scelta
L'ordine è il suo: Vacchi, Vespignani, Treccani, Cappelli, Sughi, Schifano, Sarnari, Guccione, Alvarez. Non è una classifica e non è un percorso. Spostare Schifano in cima perché il nome è più noto cambierebbe la pagina. Qui l'ordine resta quello della frase.
| Nome | Come lo ricordò |
|---|---|
| Sergio Vacchi | Personale di pittura |
| Renzo Vespignani | Personale di pittura |
| Ernesto Treccani | Personale di pittura |
| Giovanni Cappelli | Personale di pittura |
| Alberto Sughi | Personale di pittura |
| Mario Schifano | Personale di pittura |
| Franco Sarnari | Personale di pittura |
| Piero Guccione | Personale di pittura |
| Sonia Alvarez | Personale di pittura |
Ogni riga ha lo stesso grado di informazione. Non c'è un nome «maggiore» nel testo, anche se fuori di qui alcuni sono più citati di altri. La tabella non aggiunge un anno, una misura, un titolo di opera. Cucè non li diede, e non si recuperano per far tornare la riga più piena.
«Centinaia di mostre» è la sua cornice, detta prima, per la grafica e per il resto. Questi nove stanno dentro quel numero come esempi che gli piaceva ricordare, non come la somma. Trattarli come l'elenco completo della pittura a Quadrifoglio contraddice la parola centinaia.
La frase sulla sala — dipinti e sculture più o meno figurativi, più o meno astratti — non etichetta questi nomi. Nessuno di loro è assegnato a un polo. Chi lo fa sta classificando al posto suo.
Vespignani sta in due righe
Renzo Vespignani è l'unico di questi nove a comparire anche fra le personali di grafica, più sopra. Lì è un nome tra Giannini, Piacesi, Dova, Plattner, Maccari, Purificato e Mirò. Qui è un nome tra i pittori. Sono due ricordi. Una personale di pittura non assorbe la personale di grafica, e il foglio non diventa una tela per il solo fatto che l'autore è lo stesso.
Il testo non dice quale delle due venne prima. Non dice se fossero la stessa occasione. Non dice se i fogli e le tele fossero in sala insieme. Due righe restano due righe. Fonderle in una «antologica» è un formato che lui non usò per questo nome.
Gli altri otto della pittura non hanno, sulla pagina, un secondo elenco. Vacchi, Treccani, Cappelli, Sughi, Schifano, Sarnari, Guccione, Alvarez restano in questa sola frase. Non li si sposta nella grafica per simmetria con Vespignani. La simmetria non c'è, e va bene così.
Anche Mirò, «l'ultima del grande Joan Mirò» nella grafica, non entra tra i pittori. La parola «grande» è di Cucè, e sta in quell'altra frase. Non si travasa su Schifano o su Guccione per equilibrare i toni. Qui il tono è «ricordo volentieri», uguale per tutti e nove.
Il nome non è un quadro
Di Sergio Vacchi non è scritto un soggetto. Di Ernesto Treccani nemmeno. Di Giovanni Cappelli, Alberto Sughi, Franco Sarnari e Sonia Alvarez la pagina si comporta allo stesso modo: il nome, e la parola personale. Un paragrafo biografico, anche breve, sarebbe materiale d'altra provenienza presentato come suo.
Mario Schifano e Piero Guccione sono i casi in cui la tentazione è più forte, perché i nomi circolano molto. Proprio per questo non si descrive una tela, non si cita uno slogan, non si ricostruisce una fase. La notorietà non è una didascalia della galleria. La didascalia della galleria è la riga che li elenca.
Non si dice nemmeno se quei lavori fossero figurativi o astratti. La frase generale della sala tiene aperte le due possibilità e non le applica nome per nome. Un visitatore che cerchi «lo Schifano di Quadrifoglio» sta cercando un'opera che questo archivio non possiede.
Il laboratorio calcografico non firma queste personali. È l'altro mestiere, il «duplice impegno» detto all'inizio. Una mostra di pittura può essere stata appesa in una sede che stampa. Non risulta, da questa pagina, che i quadri siano usciti dalla stamperia. I quadri, del resto, non si stampano in quel senso, e il testo non lo sostiene.
Date che non sono le loro
Nessuna di queste personali ha un giorno sulla pagina. L'unico avviso con giorni e ore è Francesco Bertrand, dal 5 al 31 dicembre 2015, inaugurazione sabato 5 alle 18.00, orario 10.00–13.00 e 17.00–20.00. Sta su una pagina a parte e non data Vacchi, né Alvarez, né chi sta in mezzo.
Quegli orari non si usano per «immaginare» quando apriva la galleria negli anni delle personali. Sono l'orario stampato per quella mostra. Bertrand non è nell'elenco dei pittori ricordati volentieri. Aggiungerlo per aggiornare la lista sarebbe un'altra frase, non la sua.
I ventisette anni, più di un quarto di secolo dal 1974, sono il conteggio dell'attività nel momento in cui Cucè scriveva. Non sono l'arco dimostrato di queste nove mostre. Possono esserci state dentro quel quarto di secolo. Il testo non lo data. Senza data non si fabbrica un calendario.
La stessa prudenza vale per «centinaia». È la sua parola, non un conteggio rifatto da noi. Non la si arrotonda, non la si verifica con un numero nuovo, non la si usa come prova che i nove nomi siano un campione statistico. È il modo in cui lui introdusse i ricordi.
Prima di attraversare per un nome
Il messaggio alla galleria, se si parte da una camera in Calabria, può citare un nome dell'elenco e una domanda: se quella personale sia un motivo per venire in Via Coronati adesso. Non si allegano biografie. Non si chiede di confermare uno stile. Non si chiede un prezzo, che non è stato pubblicato.
L'indirizzo è Via SS. Coronati, 13, 96100 Siracusa. Il telefono è 0931 64443. L'email è info@galleriaquadrifoglio.it. La risposta può essere che in sala non c'è nulla di quell'elenco. In quel caso l'elenco resta vero come ricordo e falso come appuntamento. Le due cose convivono.
Senza risposta, il traghetto non è giustificato da Schifano né da nessun altro nome. L'archivio si legge anche restando in Calabria. Attraversare per verificare di persona una lista storica è un viaggio, non una visita confermata.
Se si scrive, si scrive dei pittori che lui nominò, non di una collettiva inventata che li metta tutti insieme. Lui parlò di personali. Una personale non è una sala unica con nove firme, a meno che la galleria non lo dica oggi. Oggi, su questo sito, non lo dice.
Domande frequenti
Quanti pittori nominò?
Nove personali che ricordava volentieri: Vacchi, Vespignani, Treccani, Cappelli, Sughi, Schifano, Sarnari, Guccione, Alvarez. Aveva già scritto di centinaia di mostre: questi non sono l'elenco intero.
I quadri sono descritti?
No. Non c'è un titolo, un soggetto o una misura. Il nome non va riempito con una tela che la pagina non mostra.
Vespignani è solo pittore, in questo testo?
No. Compare anche tra le personali di grafica. Sono due righe, e non si fondono in una sola mostra.
Si possono vedere quelle personali oggi?
L'archivio non lo dice. Si chiede a info@galleriaquadrifoglio.it o al 0931 64443 prima di decidere lo stretto.
